Dalla palestra scolastica allo stadio predisposto per le riprese televisive in HD e UHD, l’illuminazione di un impianto sportivo non è mai una questione di semplice quantità di luce. È un sistema tecnico che deve rispondere contemporaneamente a esigenze prestazionali, di sicurezza, energetiche e, sempre più spesso, di sostenibilità ambientale.
Una componente centrale dell’esperienza sportiva
La luce influisce sulla performance degli atleti, sulla percezione visiva degli spettatori, sulla qualità delle riprese televisive e sui costi di gestione delle strutture. Le esigenze cambiano molto in base al contesto: negli impianti indoor — piscine, palestre, palazzetti — l’obiettivo primario è garantire comfort visivo e sicurezza dei movimenti in ambienti chiusi; negli impianti outdoor entrano in gioco variabili aggiuntive legate all’assenza di confini costruiti e alle condizioni ambientali.
Negli ultimi dieci anni la diffusione della tecnologia LED ha cambiato profondamente il settore, ampliando le possibilità progettuali. A differenza delle soluzioni tradizionali, gli apparecchi LED possono essere accesi e spenti singolarmente e a distanza, senza tempi di riscaldamento o raffreddamento: una caratteristica che si traduce in maggiore flessibilità gestionale e minori consumi.
I parametri tecnici della progettazione illuminotecnica
Una corretta progettazione dell’illuminazione sportiva si fonda su alcuni parametri fondamentali:
- Illuminamento (lux): la quantità di luce che raggiunge una superficie. I valori richiesti variano sensibilmente in base alla disciplina, al livello competitivo (amatoriale o agonistico) e alla presenza di riprese televisive.
- Uniformità: non basta un livello di luce elevato, se questo non è distribuito in modo omogeneo. Forti differenze di luminanza compromettono la percezione visiva e possono incidere sulle prestazioni degli atleti.
- Temperatura colore e indice di resa cromatica (CRI): incidono sulla qualità visiva percepita, in particolare per la nitidezza delle riprese televisive e la fedeltà nella riproduzione dei colori.
- Abbagliamento: causato da fonti naturali o artificiali mal posizionate, viene valutato tramite indicatori specifici come il GR (Glare Rating), particolarmente rilevante negli impianti indoor.
- Illuminamento orizzontale (Eh) e verticale (Ev): grandezze utilizzate per verificare la conformità dell’impianto ai requisiti previsti, insieme all’uniformità puntuale e generale di questi valori.
A questi si aggiunge il tema della continuità del servizio: un’interruzione improvvisa dell’illuminazione durante un evento può generare situazioni di rischio per atleti e pubblico, motivo per cui negli impianti di livello superiore si ricorre a gruppi di continuità e linee ridondanti.
Qual è il quadro normativo di riferimento?
In Italia la progettazione illuminotecnica degli impianti sportivi fa riferimento a un insieme articolato di normative. La norma tecnica UNI EN 12193 (“Luce e illuminazione – Illuminazione di installazioni sportive”), aggiornata al 2019, rappresenta il riferimento principale a livello europeo: definisce i requisiti minimi di illuminamento, uniformità, controllo dell’abbagliamento e resa cromatica per le principali discipline sportive praticate al chiuso e all’aperto, indicando anche i metodi di misurazione dei valori.
A questa si affiancano le normative CONI per l’impiantistica sportiva (il cui ultimo aggiornamento risale al 2008), i regolamenti delle principali federazioni internazionali — FIFA, UEFA, FIBA — e gli standard televisivi per il broadcasting in HD e UHD, oltre alla normativa europea in materia di efficienza energetica.
Le norme CONI, in particolare, raccomandano di evitare l’abbagliamento per atleti e giocatori e rimandano alla UNI EN 12193 per la determinazione dei valori limite. In assenza di una verifica puntuale secondo tale norma, viene indicato che le sorgenti luminose non debbano risultare visibili, all’interno dello spazio di attività, sotto un angolo inferiore a 20° rispetto all’orizzonte — con il punto di osservazione convenzionalmente fissato a un metro e mezzo dal piano di gioco (o a livello vasca, nel caso delle piscine).
Le tre classi di illuminazione
La UNI EN 12193 introduce tre classi di illuminazione, calibrate in base al livello competitivo e alla distanza degli spettatori dall’azione di gioco:
- Classe I: competizioni e allenamenti di livello massimo, internazionale e professionistico, con spettatori a grande distanza visiva e necessità di riprese televisive.
- Classe II: tornei e allenamenti di livello regionale o nazionale, con distanza visiva media degli spettatori.
- Classe III: competizioni semplici, generalmente senza spettatori, allenamenti generali e attività sportive scolastiche o ricreative.
Nel calcio, ad esempio, le raccomandazioni prevedono valori di illuminamento generalmente compresi tra 250 e 800 lux in base all’estensione e al livello dell’impianto, mentre per le riprese televisive i valori richiesti salgono a un intervallo tra 1.000 e 1.500 lux — a conferma di quanto le esigenze di broadcasting stiano progressivamente innalzando gli standard prestazionali richiesti agli impianti.
Sostenibilità e controllo della dispersione luminosa
Il tema dell’impatto ambientale degli impianti sportivi è diventato centrale nella progettazione contemporanea. La dispersione di luce verso il cielo e le aree circostanti genera inquinamento luminoso, disturbo per il contesto urbano e consumi energetici superiori al necessario. Le normative indicano che le caratteristiche e l’orientamento degli apparecchi debbano essere tali da limitare al massimo la dispersione del flusso luminoso al di fuori delle superfici di gioco.
A questo si affianca una diffusione crescente di tecnologie di controllo digitale per la gestione avanzata dei sistemi di illuminazione e l’integrazione con fonti energetiche rinnovabili, elementi che stanno ridefinendo l’approccio progettuale agli impianti sportivi di nuova generazione. Progettare oggi l’illuminazione di un impianto sportivo significa conciliare requisiti normativi, esigenze prestazionali e obiettivi di sostenibilità, con un livello di complessità tecnica che continua a crescere di pari passo con l’evoluzione delle produzioni televisive e con l’innalzamento degli standard richiesti dalle federazioni. Una sfida che riguarda da vicino chi si occupa quotidianamente di progettazione e installazione di impianti elettrici e illuminotecnici, chiamato a coniugare conoscenza normativa e capacità di calcolo fotometrico in contesti sempre più esigenti.