La transizione energetica si muove oggi all’interno di uno scenario internazionale complesso e fortemente condizionato da dinamiche geopolitiche, industriali e finanziarie. Il Rapporto annuale CER sulla transizione energetica, presentato il 10 dicembre a Roma presso la sede di Confcommercio, offre una lettura articolata dello stato della decarbonizzazione, collocando l’Italia in un contesto globale sempre più strutturato attorno a tre poli principali: Stati Uniti, Unione europea e Cina. Un equilibrio tripolare caratterizzato da velocità differenti, discontinuità politiche e strategie spesso non allineate con una visione climatica di lungo periodo.
Il documento va oltre la semplice analisi dei trend energetici e mette in evidenza le contraddizioni di un sistema internazionale che alterna ambizioni climatiche, ripensamenti normativi e crescenti tensioni industriali. In questo quadro, le politiche energetiche non rappresentano più solo scelte settoriali, ma diventano elementi centrali di una competizione globale che ridefinisce sicurezza energetica e vulnerabilità climatiche.
Uno scenario internazionale frammentato
Il Rapporto CER descrive un contesto globale segnato da oscillazioni profonde. Negli Stati Uniti, il cambio di amministrazione nel 2025 ha determinato una brusca inversione di rotta rispetto alle politiche di sostegno alla transizione avviate con l’Inflation Reduction Act. La revisione degli incentivi e l’introduzione di dazi sulle tecnologie pulite riflettono una strategia orientata alla tutela delle filiere fossili, generando quello che il Rapporto definisce un vero e proprio “whiplash climatico”, capace di rallentare investimenti e innovazione in un momento cruciale.
L’Unione europea continua formalmente a perseguire gli obiettivi del Green Deal, ma si confronta con un crescente squilibrio competitivo. I costi energetici elevati e il divario produttivo nelle tecnologie cleantech, in particolare nel fotovoltaico, mettono sotto pressione l’autonomia industriale europea: produrre moduli in Europa risulta significativamente più oneroso rispetto alla Cina, con conseguenze dirette su investimenti e occupazione.
La Cina, dal canto suo, prosegue una rapida espansione delle rinnovabili, con oltre 260 GW installati nel solo 2024. Tuttavia, il carbone resta un elemento strutturale del mix energetico nazionale. L’approvazione di nuove centrali nel 2025 e il raggiungimento di nuovi massimi nelle emissioni evidenziano come l’innovazione tecnologica, pur avanzando, non sia ancora sufficiente a determinare una riduzione stabile delle emissioni.
Italia: accelerazioni e fragilità strutturali
All’interno di questo scenario, il percorso italiano appare caratterizzato da una dinamica a due velocità. Il biennio 2023-2024 ha registrato risultati significativi: riduzione delle emissioni di oltre il 5%, miglioramento dell’efficienza energetica e 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile installata, che ha portato il totale nazionale oltre i 74,5 GW. Particolarmente rilevante è stata la riduzione della dipendenza dal gas russo, scesa dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, grazie alla diversificazione delle forniture, all’aumento del GNL e all’entrata in funzione del rigassificatore di Piombino.
Nel 2025 emergono però segnali di rallentamento. Le emissioni tornano a crescere lievemente, raggiungendo 371,7 MtCO₂eq (+0,2%), mentre la quota di rinnovabili sui consumi energetici scende al 21,7%, penalizzata dal forte calo della produzione idroelettrica. Aumenta l’uso del gas naturale e, nei settori ETS, le emissioni della generazione elettrica risalgono. Anche nei settori ESR i progressi risultano insufficienti, con trasporti in lieve calo e settore civile in crescita a causa dell’aumento dei consumi per il riscaldamento.
Il quadro territoriale evidenzia inoltre forti disomogeneità. Alcune regioni risultano già ben avviate verso gli obiettivi 2030, mentre altre restano ampiamente indietro, con il rischio di una transizione frammentata e non omogenea.
Prospettive, investimenti e competitività
Secondo le previsioni del CER, il percorso di decarbonizzazione potrebbe riprendere slancio a partire dal 2026, con una riduzione più marcata delle emissioni nel 2027, sostenuta soprattutto dalla crescita della produzione rinnovabile elettrica. In questo contesto, il Rapporto sottolinea come l’accesso ai finanziamenti stia diventando sempre più selettivo, premiando le realtà che presentano piani credibili di efficienza, riduzione dei consumi e riconversione energetica.
La transizione energetica emerge così non solo come una necessità ambientale, ma come un fattore strutturale di competitività. Il dibattito aperto durante la presentazione del Rapporto ha ribadito l’importanza di un percorso che tenga insieme sostenibilità ambientale ed economica, attraverso strumenti concreti, regole chiare e politiche capaci di accompagnare l’innovazione senza compromettere la tenuta del sistema produttivo.
In un contesto globale segnato da incertezza e trasformazioni rapide, la sfida energetica si conferma una delle leve decisive per lo sviluppo futuro: una sfida già in corso, che richiede visione, continuità e infrastrutture adeguate per tradurre gli obiettivi di decarbonizzazione in risultati stabili e duraturi.