VMC: la posizione di presa d’aria ed espulsione per evitare il ricircolo

In un impianto di ventilazione meccanica controllata (VMC) l’attenzione si concentra spesso su portate, recuperatore e distribuzione interna. Esiste però un dettaglio che si definisce all’esterno dell’edificio e che incide direttamente sulla qualità dell’aria immessa: il posizionamento delle bocche di presa ed espulsione.

Perché la posizione conta

La funzione della VMC è sostituire l’aria viziata con aria esterna più pulita. Se l’aria appena espulsa viene aspirata di nuovo dalla presa, il sistema reimmette parte di ciò che avrebbe dovuto allontanare. Questo fenomeno è detto ricircolo, o cortocircuito aeraulico.

Le indicazioni tecniche di settore sono concordi nel richiedere che si eviti sia di aspirare aria esterna potenzialmente inquinata sia di espellere aria viziata in corrispondenza di spazi occupati dalle persone, impedendo anche fenomeni di aspirazione dell’aria espulsa.

Cosa indicano norme e regolamenti

Il riferimento normativo per il posizionamento di presa ed espulsione è cambiato di recente. Per anni gli impianti aeraulici si sono basati sulla UNI 10339:1995, ritirata a luglio 2024, e sulla UNI EN 13779, che richiedevano di prelevare l’aria esterna da una zona non inquinata e di collocare le prese a idonea distanza dalla bocca di espulsione dello stesso impianto. La UNI EN 13779 è oggi sostituita dalla UNI EN 16798-3, la cui edizione 2025 dedica l’Allegato C, obbligatorio, ai requisiti per il prelievo d’aria esterna e per gli scarichi, e l’Allegato E, informativo, ai dati di default per i criteri di progetto, comprese le distanze tra prelievo ed espulsione. Il campo di applicazione è però limitato agli edifici non residenziali: per la ventilazione residenziale le prestazioni sono trattate dalla EN 15665 e dal CEN/TR 14788.

Il criterio è quindi la “idonea distanza”, e le indicazioni numeriche reperibili nella letteratura tecnica non sono uniformi. Una trattazione tecnica di riferimento raccomanda una distanza di circa 1 m tra presa ed espulsione. Una guida all’installazione indica invece almeno 1,5 m. Le istruzioni di installazione dell’unità e i regolamenti locali restano il riferimento operativo.

Un secondo vincolo arriva dai regolamenti locali di igiene. Questi possono contenere prescrizioni specifiche sulla presa d’aria esterna: in molti regolamenti è previsto, ad esempio, che la presa si trovi ad almeno 3 m da terra. Prima di definire le posizioni in facciata è quindi necessario verificare il regolamento del Comune in cui si opera.

Criteri di posizionamento

  • Presa d’aria esterna. Va collocata alla quota più alta possibile, perché polveri e inquinanti tendono ad accumularsi verso il basso. Conviene evitare parcheggi, fronte strada e zone interessate da esalazioni di camini e cappe.
  • Espulsione. Ha in genere meno vincoli, ma è opportuno collocarla lontano da punti di sosta come balconi, logge o verande.
  • Posizione reciproca. La distanza tra le due bocche va valutata insieme alla direzione dei flussi, non come valore isolato.

In facciata non sempre è possibile garantire la distanza raccomandata. In questi casi si può convogliare i flussi in direzioni diverse con bocchette direzionali, setti, curve di uscita o bocchette ad angolo. L’obiettivo è che il getto di espulsione non investa la zona di aspirazione.

Protezione e condensa

Le bocche esterne devono anche proteggere l’impianto. Servono protezioni dalla pioggia, come alette inclinate, curve verso il basso o comignoli, e reti contro l’ingresso di uccelli, roditori e insetti. Vanno poi considerati i canali primari: quello di immissione porta aria potenzialmente molto fredda in inverno, mentre quello di espulsione trasporta aria meno fredda ma spesso con umidità relativa elevata. In entrambi i casi l’isolamento serve a limitare le dispersioni e a evitare la formazione di condensa sul canale.

La posizione di presa ed espulsione non è quindi un dettaglio estetico di facciata. Incide sulla qualità dell’aria immessa e quindi sulle prestazioni effettivamente ottenute dall’impianto. Conviene definirla in fase di progetto, verificando regolamenti locali e istruzioni di installazione, e adottando accorgimenti direzionali quando gli spazi sono limitati.

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